L’articolo sottolinea che viviamo in un’epoca in cui il confine tra verità e finzione si fa sempre più sottile, e il proliferare dei deepfake sui social ne è la prova più inquietante.
Video apparentemente credibili, nei quali personaggi pubblici dicono o fanno cose che in realtà non hanno mai detto né fatto, stanno diventando strumenti potenti e pericolosi.
L’intelligenza artificiale, capace di replicare movimenti, espressioni e voci in modo quasi perfetto, viene oggi impiegata non solo per divertimento o satira, ma anche per truffe, disinformazione e manipolazioni mediatiche.
Uno degli episodi più recenti ha visto protagonista, suo malgrado, il professor Barbero, il cui volto è stato utilizzato in un video in cui sembrava esprimere idee che in realtà appartenevano a Massimo Bottura.
Ma non è stato un caso isolato. Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, è apparso in una clip in cui invitava il pubblico a investire in prodotti finanziari dai guadagni miracolosi.
Tutto falso, ovviamente. Il fenomeno, però, non si ferma ai confini italiani. Tom Hanks è stato trasformato in testimonial di una polizza dentale, e il presidente ucraino Zelensky è stato “clonato” in un video che lo mostrava intento a esortare i suoi concittadini a deporre le armi.
E il famoso bacio tra Elon Musk e Giorgia Meloni? Anche quello è frutto dell’intelligenza artificiale. Un gioco, certo, ma fino a un certo punto.
Perché dietro all’apparente leggerezza di questi contenuti si cela un rischio enorme: la possibilità che vengano utilizzati per indirizzare opinioni pubbliche, specialmente in prossimità di eventi cruciali come le elezioni.
Basta un video falso diffuso 48 ore prima del voto e la manipolazione dell’opinione pubblica è servita. E se ne discute solo dopo, quando ormai le schede sono già state scrutinate. Per cercare di arginare il fenomeno, sono nati dei tutorial che insegnano a smascherare i video manipolati.
Si consiglia di osservare bene l’area attorno alla bocca: spesso la sincronizzazione tra voce e movimento delle labbra non è perfetta. Altri segnali rivelatori sono le mani – che possono presentare movimenti innaturali o un numero errato di dita – e le proporzioni tra testa e corpo, talvolta distorte. Anche i numeri e i simboli, per ora, sono ancora ostici per l’AI, e possono risultare errati o distorti nelle immagini e nei video.
Un ulteriore indizio può essere la qualità generale del contenuto: se l’immagine è sgranata, se il video va a scatti o se i dettagli sembrano posticci, è probabile che ci si trovi davanti a un deepfake.
È fondamentale, dunque, allenare lo sguardo critico e prestare massima attenzione a ciò che si guarda e si condivide.