Davide Marotta, Direttore del programma ricerca e sviluppo biomedico del laboratorio spaziale della Stazione spaziale internazionale spiega che “nello spazio i processi biologici accelerano; qualsiasi cosa avvenga in microgravità, è molto più veloce: in esperimenti con organoidi cerebrali, l’ambiente spaziale spinge le cellule verso uno stato di sviluppo più “adulto” in tempi più brevi.
Inoltre, se sulla Terra la differenziazione delle cellule negli organoidi rallenta una volta formata la struttura 3D, lasciando molte cellule immature, in microgravità la differenziazione si riattiva e porta alla creazione di neuroni più maturi e completi, che si dividono meno rispetto a quelli sulla Terra, e quindi sono più stabili”. Un farmaco che sulla Terra richiede anni di sperimentazione ha dato
risultati in soli dieci giorni.
Una potenziale applicazione riguarda la ricerca sull’Alzheimer. “Il rallentamento della divisione cellulare unito a una maturazione accelerata, che abbiamo osservato negli organoidi, crea una sorta di ambiente ordinato, senza la confusione generata da una continua proliferazione – ha spiegato Marotta – nell’Alzheimer, ci consente di individuare i segnali precoci della malattia, quando
le cellule iniziano appena a cambiare. In microgravità, è come poter osservare il cervello “da vicino” e in anticipo” (Sole24Ore).