Lavatrice, ora non ti butto più. Guida al consumatore Direttiva sulla “riparazione sostenibile”, cosa cambia2 min read

Articolo di di Margherita D’Innella Capano

Con la direttiva Ue 2024/1799 entrata in vigore lo scorso 30 luglio, che sancisce il diritto alla riparazione dei beni danneggiati o difettosi, si apre un nuovo capitolo tra imprese produttrici e consumatori. La nuova norma dell’Unione Europea obbliga, infatti, i fabbricanti di
prodotti al consumo a fornire servizi di riparazione tempestivi ed economici e a informare i consumatori sul loro diritto alla riparazione.
Le merci in garanzia legale beneficeranno di un’ulteriore estensione di un anno, incentivando ulteriormente il consumatore a scegliere la
riparazione anziché la sostituzione.

Ciò dovrà avvenire a un prezzo “ragionevole” e secondo tempistiche “ragionevoli”.
Per facilitare il processo di riparazione, entro il 31 luglio 2027 dovrà essere attivata piattaforma online europea con sezioni nazionali per aiutare i consumatori a trovare facilmente negozi di riparazione locali, venditori di beni ricondizionati, acquirenti di articoli difettosi o iniziative di riparazione gestite dalla comunità, come i repair café (caffè delle riparazioni).
La direttiva sul diritto alla riparazione è una tappa dell’impegno dell’Unione europea per estendere la durata di vita dei prodotti, ridurre i rifiuti e promuovere un’economia più sostenibile e circolare: gli Stati membri avranno 24 mesi di tempo per recepirla nel diritto nazionale.


Una volta scaduta la garanzia legale, il produttore sarà comunque tenuto a intervenire sui prodotti domestici più comuni, che sono tecnicamente riparabili ai sensi della normativa UE, come lavatrici, aspirapolvere e smartphone. L’elenco delle categorie di prodotti potrà in seguito essere ampliato. I consumatori potranno anche prendere in prestito un dispositivo mentre il loro è in riparazione o, in alternativa, optare per un apparecchio ricondizionato.
Un modulo europeo di informazione sarà offerto ai consumatori per aiutarli a valutare e confrontare i servizi di riparazione (specificando la natura del difetto, il prezzo e la durata della riparazione).


Le norme mirano inoltre a rafforzare il mercato delle riparazioni dell’UE e a ridurne i costi. I produttori dovranno fornire pezzi di
ricambio e strumenti ad un prezzo ragionevole e non potranno ricorrere a clausole contrattuali, tecniche hardware o software che ostacolino le riparazioni. In particolare, non potranno impedire l’uso di pezzi di ricambio di seconda mano o stampati in 3D da parte di riparatori indipendenti, né potranno rifiutare di riparare un prodotto solo per motivi economici o perché è stato precedentemente riparato da qualcun altro. Per rendere le riparazioni più accessibili, ogni Paese membro dovrà attuare almeno una strategia per promuovere le riparazioni, ad esempio buoni d’acquisto o fondi per la riparazione, campagne di informazione, corsi di riparazione o sostegno agli spazi di riparazione gestiti dalla comunità.

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